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Il Regolamento Condominiale è obbligatorio?

Il regolamento condominiale è obbligatorio oppure è una mera facoltà dell’assemblea decidere di adottarlo?

Il regolamento può e deve essere formato dall’assemblea, quando i condòmini sono superiori a dieci, con l’intervento favorevole della maggioranza statuita all’articolo 1136, comma 2, c.c. In questo caso il regolamento prende il nome di regolamento assembleare o di regolamento approvato a maggioranza. Tale regolamento, deve avere un contenuto necessario, consistente in un complesso di norme destinate a regolare l’uso delle cose comuni, la loro amministrazione, la ripartizione delle relative spese, la tutela del decoro nell’edificio.

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Regolamento condominiale assembleare: formazione e approvazione

“Quali sono i quorum previsti dalla legge per la formazione e successiva approvazione di un regolamento condominiale assembleare?”

Il regolamento deve essere approvato nell’apposita assemblea condominiale, con la speciale maggioranza prevista dal secondo comma dell’articolo 1136 c.c. e, cioè, da un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti ed almeno la metà del valore dell’edificio. Detto regolamento deve essere anche privo di divieti di destinazione, esoneri di spesa, speciali vantaggi a favore solo di alcuni condòmini, a meno che queste deroghe non siano accettate per iscritto da tutti gli altri; infatti, solo l’approvazione all’unanimità, che comporta il consenso di tutti i partecipanti al condominio, va considerata quale giusta forma di limitazione del diritto di ognuno.

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Non è «minaccia» la malattia augurata all’amministratore

Auspicare una malattia all'amministratore di condominio non può configurare una minaccia, anche se è la leucemia e il simpatico augurio si accompagna a un «Gliela faremo pagare». Premesso che non è corretto decontestualizzare la singola frase dall'intero discorso, prefigurare un male ingiusto indeterminato e generico e, in particolare, la predizione di una malattia incurabile, è circostanza che esula dalla volontà e della capacità di influenza dell'autore della minaccia, inidoneo, pertanto, a condizionare la sfera della libertà morale del soggetto passivo.
In tale contesto, anche la frase estrapolata dal rappresentazione generale, quale quella «gliela faremo pagare», risulta comunque priva di una effettiva portata minatoria, stante l'assoluta genericità e indeterminatezza della stessa, potendo in ogni caso anche risultare compatibile con il proposito di avvalersi degli strumenti legittimi di tutela offerti dall'ordinamento giuridico.

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